Il Tempo di Sognare Insieme

Quando il tempo scarseggia, quando tutte le mattine ci svegliamo al suono insistente della sveglia e abbiamo ancora sonno ma siamo già in ritardo per impegni che si ripropongono in un loop infinito, quando quasi nessuno si ricorda cosa ha sognato semplicemente perché gli manca l’opportunità di contemplare la propria vita interiore, quando l’insonnia impera e lo sbadiglio si impone, allora si arriva a dubitare della sopravvivenza dei sogni

L’Oracolo Della Notte, Sidarta Ribeiro
C’è bisogno di tempo per sognare…

Questa attività spontanea del sistema nervoso, che diventa evidente quando raggiungiamo gli stadi più profondi del sonno, è direttamente collegata alla quantità e qualità del nostro sonno.

Come ci dicono le ricerche, due terzi degli adulti delle società industrializzate non arrivano a dormire le 8 ore consigliate, lasciando indietro parecchio lavoro onirico.

Inoltre l’uso dei telefonini e di apparati che emettono luce blu prima di dormire e subito al risveglio troncano i processi di incubazione e ricordo del sonno privandoci della consapevolezza delle nostre esperienze notturne.

Forse andiamo troppo forte per sognare…

Sarà forse la necessità di stare attaccati a un flusso di pensiero “social”, fatto di trends e di networking che ci permettono di stare sul pezzo, ad ostacolare il ricordo dei sogni e ad apprezzarne l’esperienza.

Durante la grande pausa Covid, specialmente nei lockdown nei quali addirittura gli animali avevano provato sollievo della nostra assenza, i sogni hanno ricominciato a visitarci. In realtà non se ne erano mai andati. Si sogna ininterrottamente, nonostante tutti questi ostacoli interni ed esterni. Con i lockdown abbiamo semplicemente avuto più tempo per considerare i sogni, per rivisitarli nella memoria prima di alzarci.

La grande pausa ci ha permesso di stare più tempo con i sogni, dopo che piano piano anche letture, serie TV e altre forme di intrattenimento ci hanno stancato. Quando anche l’intrattenimento annoia non ci resta che il sogno, e così riscopriamo e ci stupiamo che si può ancora sognare e ricordare i sogni.

Ma perché ce l’eravamo dimenticato?

La Fisica ci insegna che tempo e spazio hanno una relazione inestricabile. Quando ci si prende il tempo per sognare si crea anche lo spazio del sogno.

Questo Blog si chiama appunto Lo Spazio dei Sogni e parte nel 2016 per divulgare la ricerca del Gruppo di Ricerca di Ariele “Uso Sociale del Sogno”.

Il lavoro del gruppo è infatti di carattere volontario, costituito da tempo libero offerto dai membri per condividere ed usare i sogni in un contesto sociale. Il gruppo opera da ormai un decennio alla ricerca sulle intersezioni tra sogno e Polis, partendo dalla tecnica del Social Dreaming, scoperta da Gordon Lawrence e diffusasi globalmente attraverso tanti discepoli e studiosi.

A nostro modo, come gruppo, ci impegniamo per fare spazio e creare il tempo per il sogno.

Una delle iniziative più recenti è stata “Il Coraggio di Sognare”, due cicli di 3 matrici di Social Dreaming, ognuno terminante con un incontro dedicato unicamente alla riflessione sul percorso fatto. Il percorso si è svolto tra Febbraio e Maggio 2021.

L’iniziativa, gratuita e aperta a tutti, ha riunito circa 25 persone per ogni ciclo.

Locandina dell’iniziativa ”Il Coraggio di Sognare” (click su foto per aprire)

Sono stati tanti i partecipanti che hanno provocato “un’eruzione di sogni”, spontanea e inarrestabile. Ci sono stati sogni che hanno preso il sopravvento, immagini intense e angosciose ma anche scene colme di piacere e gioia che descrivevano una tensione onnipresente tra disperazione e speranza.

I sogni si sono dimostrati forieri di riflessioni sulla realtà sociale, offrendoci uno sguardo fresco e creativo su tanti vissuti difficili che caratterizzano la vita sociale odierna.

La gratitudine dei partecipanti per la creazione di uno spazio e tempo dei sogni è stata anche un indizio dell’importanza e degli impatti positivi dell’uso sociale del sogno.

Questi momenti non sono solo utili come strumento di supporto e creazione di pensiero, ma sono anche momenti di condivisione di esperienze umane primigenie e raramente esplorate, un altrove emotivo da attraversare insieme.

Sono tante le cose che stiamo apprendendo nello spazio e nel tempo offerti al sogno. Una di queste è come i sogni siano grandi apripista per il dialogo, verso i mondi interni ma soprattutto verso altri mondi esterni, spesso celati dall’oblio e dalla confusione, mascherati da identità sociali stereotipate che ostacolano gli incontri e creano barriere alla comprensione reciproca.

Quando si condividono questi tasselli misteriosi e si cerca un mosaico da co-creare si costruisce un rapporto speciale. Si scopre che spesso un sogno che ben ricordiamo ma il cui senso ci sfugge può servire da indizio per costruire qualcosa di inimmaginabile a priori, qualcosa che non dipende dalle storie e dai vissuti individuali, ma che si incasella perfettamente nel tessuto delle rappresentazioni sociali e dei vissuti di altri, tanto da farci porre una domanda importante: ma i sogni sono davvero miei? Ruota sempre tutto intorno a me?

I sogni arrivano al tempo giusto, è indubbio. Ma i sogni possono essere anche incubati, coltivati, accarezzati e conservati nella memoria e nel cuore. E infine, come succede nel Social Dreaming, i sogni possono essere donati, senza l’aspettativa di una utilità, di un immediato ritorno, ma per co-creare un processo non lineare e dagli esiti imprevedibili.

Riusciremo a tornare a un tempo del sogno? E’ poi così necessario?

Forse il tempo e lo spazio del sogno sono dimensioni da preservare dagli attacchi dell’incoscienza, della superficialità, dell’oblio. Ora che siamo tornati a sognare, non vale la pena difendere questo tempo e questo spazio dal “ritorno alla normalità”?

Come gruppo sull’Uso Sociale del Sogno crediamo di sì, e vorremmo aprire questo percorso a coloro che intendono creare tempo e spazio per i sogni. 

I modi sono molti, dalla condivisione di un sogno, alla lettura e partecipazione in questo blog, mandando un messaggio a questo indirizzo [ lospaziodeisogni3 at gmail.com ] o partecipando a future iniziative legate all’uso sociale del sogno. Ci piacerebbe ricevere commenti, idee e conoscere altre iniziative che si muovono in questa direzione.

Sognare di sognare di più non è forse la base di ogni progetto di crescita, anche collettiva?

Autore: spaziodeisogni

Siamo un gruppo creato intorno alla metà anni 2000 in ARIELE, Associazione Italiana di Psico-Socio-Analisi, per studiare le metodologie legate all'uso dei sogni (notturni) e le possibili applicazioni nei gruppi e nelle organizzazioni. Negli anni il gruppo ha lavorato, si è trasformato e ha dato i suoi frutti. Abbiamo, nel tempo, affinato un modo nostro di utilizzare il metodo, che abbiamo chiamato "Uso Sociale del Sogno", questo blog parte nel 2016 per condividere, e divulgare anche in modo informale, la nostra ricerca.

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