Autoritratto

di Elisabetta Pasini

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Al risveglio, l’immagine è chiara e nitida, riesco a vederla come fosse una fotografia.Non voglio perderla, penso, non voglio lasciarla andar via.

Ma prima, il sogno:

Sto scrivendo un libro di storie, sono appena all’inizio e ho finito di scrivere il primo capitolo. Scopro che A., S., L. e F. (due coppie di amici, spesso abbiamo lavorato insieme, con due di loro in particolare ho lavorato per molto tempo e il rapporto si è interrotto solo pochi mesi fa) sono stati più veloci di me, hanno già scritto lo stesso libro e F. sta organizzando la presentazione. Sono molto turbata, penso che mi hanno rubato l’idea, sono delusa di me stessa perché io sono ancora alla prima storia mentre loro hanno già scritto tutto il libro, però decido di tenere il segreto e non dire nulla a nessuno. Sono invitata alla presentazione del libro, il luogo è un giardino con tavoli all’aperto e tanti alberi intorno, sembra un’osteria di campagna, tutti i tavoli sono pieni di gente che aspetta e i quattro sono molto soddisfatti del loro successo, mi fanno vedere il libro in anteprima, la copertina è colorata con un disegno che non riconosco, il libro è molto voluminoso, mi chiedo come sarà il contenuto se è stato scritto in così poco tempo. Poi la presentazione comincia, la prima a presentare è A. (una delle due donne, la più creativa del gruppo) e mi chiede se può truccarmi, dice che quella sarà la sua parte della presentazione. Io mi siedo vicino a lei e per un tempo che mi sembra lunghissimo A. disegna sulla parte destra del mio viso. Io intanto mi guardo intorno e vedo che la gente si annoia, pian piano molti si alzano e se ne vanno; quando A. finisce il disegno pochi tavoli sono ancora occupati. Sono andati via tutti, le dico, non importa, dice lei, la prossima volta andrà meglio; poi mi dà uno specchio e io guardo la parte destra del mio viso che lei ha disegnato, l’occhio è molto grande, contornato di kajal nero e viola che lo fa sembrare tipo Arancia Meccanica, e sulla guancia destra ha fatto un disegno viola che arriva fino al mento, sembra un serpente o un punto interrogativo rovesciato. Mi piace molto, lo trovo bellissimo anche se penso che ora la mia parte destra è molto diversa dalla sinistra, rimango a guardarmi allo specchio affascinata e penso che non importa, nulla importa più, va bene così. 

La mia amica A. ha il dono della profezia! Scrive, e le sue storie hanno sempre questa grande capacità intuitiva di prefigurare qualcosa, un pensiero magari ancora solo in nuce, che lei riesce di solito ad afferrare prima degli altri.

Lo specchio indica potenzialmente una capacità riflessiva, la capacità di guardarsi dentro e di vedere, entrare in contatto con le proprie parti belle e creative, una cosa che oggi mi sta molto a cuore; ma indica anche la “capacità negativa” di sostare, lasciar andare, sospendere il giudizio, liberarsi dalle zavorre inutili e concentrarsi sull’essenziale; e, forse, indica anche un narcisismo che vorrei definire “sano”, quello che ti permette di amare te stesso attraverso gli occhi dell’altro, una barriera di contatto che è anche l’unico modo in cui, in fondo, ci possiamo vedere.

Questa è l’interpretazione che mi sono data del significato del mio sogno. In cui c’era però, lo sentivo, anche qualcosa di più e di più profondo, qualcosa di misterioso che non riuscivo ad afferrare e che mi spingeva a stare disperatamente attaccata all’immagine che avevo in mente, e che non volevo assolutamente perdere.

È così che ho deciso di provare a disegnarla.

Io non so disegnare, o almeno questo ho sempre pensato di me fin dai tempi della scuola. Però sono affascinata dai colori, mi piace perdermi nelle sfumature e pasticciare con gli accostamenti. E mi affascina scoprire la differenza che sempre esiste tra quello che pensavo di avere in mente e quello che alla fine viene fuori, e che per quanto imperfetto è sempre meglio dell’originale. Perché ha una sua forza, e un suo significato nascosto che rivelano qualcosa di inaspettato; da cui a volte può nascere qualcosa di nuovo.

Questo è quello che Jung chiama un esercizio di “active imagination”: un modo non di “interpretare” ma di “sperimentare” le proprie fantasie, che crea un ponte tra conscio e inconscio. Active imagination è infatti un modo di indagare processi psichici inconsci nel quale il materiale viene espresso in uno stato mentale conscio; e dunque l’ego lascia un piccolo spazio all’inconscio per emergere, per manifestarsi, attraverso la sospensione del giudizio critico, la meditazione, l’esercizio della fantasia.

È così, credo, che ho disegnato la mia “anima”….

 

Autore: spaziodeisogni

Siamo un gruppo creato intorno alla metà anni 2000 in ARIELE, Associazione Italiana di Psico-Socio-Analisi, per studiare le metodologie legate all'uso dei sogni (notturni) e le possibili applicazioni nei gruppi e nelle organizzazioni. Negli anni il gruppo ha lavorato, si è trasformato e ha dato i suoi frutti. Abbiamo, nel tempo, affinato un modo nostro di utilizzare il metodo, che abbiamo chiamato "Uso Sociale del Sogno", questo blog parte nel 2016 per condividere, e divulgare anche in modo informale, la nostra ricerca.

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